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Rivista Italiana di Medicina Legale e del Diritto in campo sanitario

Intero fascicolo
  • Abstract
  • Articolo
Rivista: Rivista Italiana di Medicina Legale (e del Diritto in campo sanitario)
Anno: 2017
Fascicolo:NERO APEPAZZA SNEAKERS DONNA BIANCO DLY05 n. 4
Editore: Giuffrè Editore Spa
ISSN: 1124-3376
Autori: Casella  Claudia, Niola  Massimo, Graziano  Vincenzo, Paternoster  Mariano, Di Lorenzo  Pierpaolo, Buccelli  Claudio
Titolo: LA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA NEL RAPPORTO TRA LEGISLATORE E CORTE COSTITUZIONALE
Pagine: pp. 1443-1442
Keywords: procreazione medicalmente assistita, fecondazione eterologa, diagnosi genetica preimpianto, embrioni soprannumerari, sperimentazione, maternità surrogata

L’indagine prende spunto dalla constatazione che la legge n. 40/2004 in materia di Procreazione Medicalmente Assistita è apparsa, fin dalla sua entrata in vigore, pressoché esclusivamente orientata per la tutela del concepito, che si manifesta in una serie di divieti e sanzioni che ne pervadono l’intero testo e nella determinazione di criteri di accesso alla procreazione medicalmente assistita di particolare rigidità. Impostazione, questa, per la quale la dottrina più attenta ha manifestato aspri dissensi. Ciò in quanto, dal raffronto tra la posizione dell’embrione e quella della donna, emerge un netto “sbilanciamento” ai danni di quest’ultima sotto il profilo della tutela della sua salute. Di qui la sollecitazione a riflettere, alla luce delle sentenze più discusse rese in materia dalla Corte costituzionale, su come il compito sia stato assolto dal nostro Parlamento. Il lavoro si orienta, così, verso l’analisi dei problemi più dibattuti, quali: il ridimensionamento dell’obbligo di impianto degli embrioni ottenuti, il tramonto del divieto della fecondazione eterologa, le condizioni per l’ammissibilità della diagnosi genetica preimpianto, il dilemma della sperimentazione sugli embrioni, il “destino” degli embrioni cc.dd. soprannumerari e il dibattito sulla determinazione della condizione giuridica dei nati all’estero da madri surrogate. Disamina, questa, quanto mai ardua, attesi i progressi della scienza in materia di tecniche di riproduzione, ai quali fanno riscontro significativi e perduranti contrasti etici e giuridici.

LA PROCREAZIONE MEDICALMENTE ASSISTITA NEL RAPPORTO TRA LEGISLATORE E CORTE COSTITUZIONALE

1. Considerazioni introduttive.

Il 19 febbraio 2004, al termine di un percorso prolungatosi per più legislature, e che aveva visto l’Italia rimanere in posizione isolata rispetto al resto d’Europa, venne approvata la legge n. 40 in materia di Procreazione Medicalmente Assistita 1)(d’ora in poi PMA), avente ad oggetto quei procedimenti che comportano il trattamento di ovociti umani, di spermatozoi o embrioni nell’ambito di un progetto finalizzato a realizzare una SNEAKERS APEPAZZA DONNA NERO DLY05 BIANCOgravidanza 2), e che, sino a quel momento, erano stati oggetto soltanto di provvedimenti amministrativi 3).

La legge è apparsa, fin dalla sua entrata in vigore, pressoché esclusivamente orientata per la tutela del concepito 4), che si manifesta in una serie di divieti e sanzioni che ne pervadono l’intero testo e nella determinazione di criteri di accesso alla PMA di particolare rigidità. Impostazione, questa, per la quale la dottrina più attenta ha manifestato, fin da subito, aspri dissensi. Eloquente, al riguardo, è il lucidissimo saggio dal titolo “Prime note sulla disciplina legislativa della procreazione medicalmente assistitaAPEPAZZA DONNA SNEAKERS DLY05 BIANCO NERO5).

Osservava l’Autore nell’esaminare l’aggrovigliata disciplina in argomento: « Raramente un provvedimento legislativo è stato fatto oggetto di tanti epiteti, come quello di cui ci stiamo occupando (...). Si è parlato, ad esempio, di legge “incivile”, di legge “medioevale”, di legge “oscurantista”, di legge “liberticida”, di legge “mostro”, di legge “iniqua”. E quel che preoccupa ancor di più è il fatto che le ingiurie provengono anche da prestigiosi esponenti del mondo scientifico e professionale. Bastino tre esempi, per tutti: un “obbrobrio” la legge n. 40 è stata definita dal Nobel per la medicina Rita Levi Montalcini; di legge “indecente” ha parlato ed in più occasioni Carlo Flamigni, già docente di Ginecologia nell’Università di Bologna e componente del Comitato Nazionale per la Bioetica; addirittura “infame” essa è stata qualificata da Umberto Veronesi, allora direttore dell’Istituto Europeo di Oncologia ».

Di fronte a queste reazioni, evidenziava l’Autore, « a tutta prima il giurista sarebbe tentato di avanzare un interrogativo: non sarebbe stato preferibile, allora, affidare la regolamentazione di una materia così delicata anche per la complessità delle sue implicazioni, come la PMA, al c.d. diritto giurisprudenziale piuttosto che al legislatore? Dilemma, sia pur tardivo, questo, alimentato dalla riflessione su quanto più di un decennio fa scriveva in un celebre volume (il diritto mite) il presidente della Corte costituzionale, Gustavo Zagrebelsky: « molte domande poste al diritto dal progresso tecnologico forse più opportunamente possono trovare una prima risposta in una procedura giudiziaria in cui si mettono a confronto prudentemente i princìpi coinvolti, piuttosto che in assemblee politiche dove il richiamo ai princìpi è spesso uno strumento di militanza di parte ».

Tuttavia, rilevava l’Autore, « pur se frutto di profonda saggezza ed esperienza, il suggerimento del presidente Zagrebelsky, almeno nel rovente settore della PMA, non avrebbe retto alla prova dei fatti. Basti considerare che – chiamati a risolvere alcuni dei problemi più delicati in materia (quello relativo alla legittimazione del marito ad esercitare l’azione del disconoscimento di paternità del figlio nato da fecondazione eterologa della moglie, effettuata anche con il suo consenso; quello inerente alla validità dell’accordo di c.d. maternità surrogata) – i giudici hanno emesso decisioni diametralmente opposte ».

Stando così le cose, si legge, infine, nell’articolo in esame, « non alle sentenze, ma alla legge andava affidato l’arduo compito di disciplinare la materia in questione ».

Ecco, allora, l’occasione, fornita da questo autorevole richiamo, per riflettere, alla luce delle sentenze più discusse rese in materia dalla Corte costituzionale, su come il compito sia stato assolto dal nostro Parlamento, anche allo scopo di stabilire se le ingiurie riferite all’inizio abbiano qualche fondamento o invece siano dettate da ragioni d’ordine meramente “ideologico”.

2. La soluzione di alcuni dei problemi più dibattuti: il ridimensionamento dell’obbligo di impianto degli embrioni ottenuti, il tramonto del divieto della fecondazione eterologa, le condizioni per l’ammissibilità della diagnosi genetica preimpianto.

La situazione più semplice appare quella della riproduzione assistita cosiddetta omologa, ovvero quella in cui concorrono entrambi i partner di una coppia, con coincidenza quindi tra genitorialità biologica, legale e sociale. Eppure, già in questo campo si è registrata una non convergenza tra Parlamento e Corte costituzionale. Ci si riferisce, com’è intuibile, al comma 2 dell’art. 14, nella parte in cui imponeva la creazione di non più di tre embrioni ai fini di un loro unico e contemporaneo impianto. Obbligo, questo, dichiarato incostituzionale con la sentenza n. 151/2009 6), perché determinava, oltre la disparità di trattamento fra situazioni e soggetti che richiedono terapie differenziate, il forte pericolo di reiterata sottoposizione della donna a cicli di stimolazione ormonale, con i rischi, ben noti e non trascurabili, sulla sua salute, sia fisica che psichica.Borsa Preview 051 grigio 50380741 00 Hugo Mayfair shopper pTxAAS

Parimenti irragionevole, sempre per le sue ripercussioni negative sulla incolumità della gestante, è apparso, dopo un lungo excursus dottrinale 7)e giurisprudenziale 8), altresì l’indiscriminato divieto all’accesso alla PMA, con diagnosi preimpianto, da parte di coppie fertili affette (anche come portatrici sane) da gravi patologie genetiche ereditarie, suscettibili (secondo le evidenze scientifiche) di trasmettere al nascituro rilevanti anomalie o malformazioni. Ciò in quanto, con palese antinomia normativa, il nostro ordinamento consente, comunque, a tali coppie di perseguire l’obiettivo di procreare un figlio non affetto dalla specifica patologia ereditaria di cui sono portatrici, attraverso la, innegabilmente più traumatica, modalità della interruzione volontaria (anche reiterata) di gravidanze da fecondazione naturale.

Le questioni si complicano ulteriormente quando si entra nel campo della riproduzione assistita con donatore e/o donatrice.

A tal proposito, non v’è dubbio che, in ragione della sua severità, la vigente normativa sulla PMA abbia prodotto l’effetto di arginare il “flusso turistico procreativo” delle coppie straniere verso l’Italia. Purtroppo, è altrettanto agevole riconoscere che essa, sempre in virtù del suo rigore, ha provocato il fenomeno inverso, cioè l’emigrazione di coppie italiane verso Stati in cui la legislazione è più “permissiva”.

Al riguardo, è appena il caso di sottolineare la discriminazione esistente tra le coppie sterili o infertili che, per le condizioni economiche poco floride, possono rivolgersi solo a sanitari operanti sul nostro territorio nazionale e non possono usufruire delle tecniche vietate e quelle economicamente più abbienti, le quali hanno la possibilità di ricorrere a tutte le metodiche di fecondazione, rivolgendosi a sanitari operanti all’estero.

Non a caso, proprio in previsione di questo dolente fenomeno migratorio e soprattutto della conseguente violazione del principio di eguaglianza tra coppie, discriminate in base al grado di sterilità/infertilità e in ragione delle condizioni economiche dei soggetti, il Giudice delle Leggi, con la sentenza 10 giugno 2014, n. 162 9), ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli articoli 4, comma 3, 9, commi 1 e 3, e 12, comma 1, della l. 40/2004, concernenti il divieto di fecondazione eterologa.

Così come non appare superfluo evidenziare che, sempre nell’intento di rimediare al suddetto ingiusto effetto discriminatorio, le tecniche di P.M.A. (omologa ed eterologa), nel gennaio 2017, sono state finalmente inserite nella pianificazione economica nazionale prevista dai Livelli Essenziali di Assistenza, non solo al fine di garantirne nel nostro sistema le condizioni essenziali (la prestazione a carico del Servizio Sanitario Nazionale e la conseguente gratuità) affinché l’« incoercibile » diritto a procreare 10)mediante il ricorso alle tecnologie riproduttive possa concretamente essere esercitato anche da chi si trovi in condizioni economiche non agiate, ma altresì allo scopo di renderne omogeneo su tutto il territorio nazionale tanto il servizio quanto il costo.

3. I problemi in attesa della soluzione: il dilemma della sperimentazione sugli embrioni, il “destino” degli embrioni cc.dd. soprannumerari, il dibattito sulla determinazione della condizione giuridica dei nati all’estero da madri surrogate.

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Quale giudizio si può, allora, serenamente esprimere, sotto il profilo etico-giuridico, su questa legge dopo oltre 40 interventi giurisprudenziali, di cui 16 di natura costituzionale 11)?

Si tratta di un prodotto legislativo bisognoso di essere ancora emendato. Discutibile risulta, ad esempio, la surrettizia ipotesi di Trattamento Sanitario Obbligatorio desumibile dall’ipotetico (assurdo) trasferimento “coatto” nell’utero della donna degli embrioni ottenuti in vitro, di cui all’art. 6, comma 3, già sottoposto al vaglio della Corte costituzionale che, con la sentenza 13 aprile 2016, n. 84 12), ha dichiarato la questione inammissibile per il carattere meramente ipotetico, e non attuale, della sua rilevanza nel sollevato giudizio di costituzionalità. Ciò in quanto la ricorrente, dopo avere, in un primo momento, dichiarato di non volersi sottoporre all’impianto in utero dell’unico embrione (tra i dieci prodotti) sicuramente non affetto da patologie, ha poi comunque accettato di portare a termine – e questo ha fatto, sia pure con esito non positivo – il trattamento di PMA.

Altrettanto preoccupante appare il problema relativo alla destinazione degli embrioni non utilizzati e abbandonati dai genitori. Dopo la sentenza n. 151 del 2009 della Corte costituzionale, è stato eliminato il divieto di crioconservazione, sancito in via generale dal comma 1 dello stesso articolo 14, dando di conseguenza il via libera alla tecnica di congelamento degli embrioni non impiantati.

In questi ultimi anni, quindi, il numero ufficialmente registrato degli embrioni congelati è aumentato in maniera esponenziale: nel 2008, ultimo anno di applicazione della Legge 40 nella forma originaria, quelli formati erano 84.861 e quelli crioconservati 763; nel 2010, primo anno di piena applicazione della citata sentenza della Consulta, i primi erano 113.019 e i secondi 16.280; nel 2014 il dato totale di quelli ottenuti era 112.563 e la quantità di quelli congelati è arrivata a 28.757 13).

Il problema è serio e al fine di individuare le strade da percorrere sarebbe opportuno, anzitutto, distinguere tra gli embrioni abbandonati dalla coppia interessata perché risultati portatori di gravi malattie genetiche o addirittura non “biopsabili” 14)e gli embrioni crioconservati in vista di un successivo possibile impianto in utero.

Con riferimento ai primi, la Corte costituzionale con la sentenza, 11 novembre 2015, n. 229 15), ha sostenuto che « la malformazione non ne giustifica, sol per questo, un trattamento deteriore rispetto a quello degli embrioni sani » e che si « prospetta l’esigenza di tutelare la dignità dell’embrione, alla quale non può parimenti darsi, allo stato, altra risposta che quella della procedura di crioconservazione » 16).

In questo solco giurisprudenziale si è inserita successivamente anche la sentenza del 13 aprile 2016, n. 84 17), con la quale il Giudice delle leggi, pur confermando l’orientamento a favore del divieto assoluto di qualsiasi ricerca scientifica sugli embrioni residuati da procedimenti di procreazione medicalmente assistita, ha tuttavia aggiunto, per la prima volta, che, a fronte di una scelta così ampiamente divisiva sul piano etico e scientifico, che non trova soluzioni significativamente uniformi neppure nella legislazione europea, la linea di composizione tra il rispetto del principio della vita (che si racchiude nell’embrione ove pur affetto da patologia) e le esigenze della ricerca scientifica, attiene all’area degli interventi con cui il legislatore, quale interprete della volontà della collettività, è chiamato a tradurre, sul piano normativo, il bilanciamento tra valori fondamentali in conflitto. « Quella del legislatore è, dunque, una scelta di così elevata discrezionalità, per i profili assiologici che la connotano, da sottrarsi, per ciò stesso, al sindacato del Giudice delle leggi, non potendo una diversa ponderazione dei valori in conflitto essere introdotta nel tessuto normativo per via di un intervento additivo da parte della Corte costituzionale, stante il carattere non “a rima obbligata” di un tale intervento ».

Per quanto concerne, invece, i secondi, anzitutto si dovrebbe subordinare, al pari di quanto accade in altri ordinamenti (come, ad esempio, Francia, Austria, Svezia, Norvegia, Inghilterra, Spagna), il destino degli embrioni soprannumerari alla volontà dei genitori biologici di avere un altro figlio; se tale volontà non viene espressa entro un lasso di tempo, che orientativamente potrebbe aggirarsi intorno ai cinque anni 18), allora si potrebbe offrire ad altre coppie, sterili o infertili, la possibilità di divenire genitori. In tal caso, l’embrione giungerebbe alla propria destinazione naturale: completare il cammino vitale e dare la gioia della genitorialità ad una coppia.

Ecco, allora, l’esigenza di riflettere sul percorso mediante il quale poter conseguire questo obiettivo. Quale strumento giuridico può essere più idoneo? La donazione o l’adozione?

La maggior parte di coloro che escludono la prima scelta evidenziano che la donazione implica che il donante e non soltanto l’autore genetico dell’embrione possa decidere la destinazione dello stesso 19). Ciò comporta l’equiparazione dell’embrione ad una res, di cui il proprietario può disporne fino alla distruzione 20).

Un’altra ragione importante che induce ad escludere che il destino degli embrioni soprannumerari possa essere ricondotto ad una donazione deriva dall’esperienza alquanto traumatica emersa in altri ordinamenti. Negli Stati Uniti d’America, in particolare, sono tutt’altro che rari i contratti relativi alla donazione dell’embrione accompagnata da una serie di clausole tra le più minute, tra le quali è inclusa anche quella che regola il “possesso” dell’embrione. Vi è, dunque, una concezione tipicamente “patrimonialistica” che, evidentemente, non rende un buon servigio alla posizione giuridica e alla dignità che merita di esser riconosciuta all’embrione 21).

Parimenti indicativa della menzionata concezione è anche la natura del contratto che interviene tra i soggetti titolari dei gameti e la struttura di crioconservazione. Correntemente viene, infatti, adoperato il c.d. contratto di deposito. In questo modo ancora una volta viene confermato che l’embrione è una sorta di “bene”, in quanto il contratto di cui sopra in tutti gli ordinamenti, compreso quello italiano (art. 1766 c.c.), è un accordo con il quale una parte riceve un “bene” con l’obbligo di custodirlo e di restituirlo.

Non può, pertanto, essere sostenuta la strada della donazione, perché essa indica una sorta di degradazione dell’embrione fino allo stadio di un insieme di cellule, ovvero una sorta di materiale biologico senza alcuna destinazione.

Di conseguenza, l’unica alternativa possibile è quella dell’adozione. Concetto, questo, che implica l’esigenza di risolvere non semplicemente il problema dell’impianto, ma anche quello del destino degli embrioni una volta che la gravidanza è giunta a termine. Al riguardo, si è, infatti, evidenziato che se si ponesse l’accento soltanto sulla prima fase si finirebbe per lasciare l’embrione privo di tutela nel momento in cui, avutasi la gravidanza e il parto, l’embrione si troverebbe privo del supporto a cui ha diritto come “persona”. Ci si riferisce, naturalmente, all’ambiente familiare in grado di accoglierlo Chiusura nebbia QUMDGXS grigio con Zaino Kanken Fjallraven zip Riga 1296417 XwZIB7nxq22).

In questa prospettiva, sembra che l’istituto dell’adozione dei minori (o meglio del “Diritto del minore ad una famiglia”) possa senz’altro essere un percorso possibile.

A questo punto, si pone un altro interrogativo con riferimento alla precisazione di ordine terminologico (che non è fine a se stessa) nella scelta della strada meglio percorribile.

A tal proposito, nella letteratura, non si riscontra una univocità lessicale: alcuni discorrono di “adozione precoce” 23), altri di “adozione per la nascita” 24)o di “adozione sic et simpliciter” 25)oppure di “adozione embrionale o pre-natale” 26).

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Ad avviso di un’altra corrente di pensiero, tutte queste espressioni non tengono conto del sopracitato aspetto fondamentale, qui condiviso: quello relativo al fatto che l’impianto dell’embrione è soltanto il primo stadio, a cui deve seguire quello che costituisce l’essenza del fenomeno dell’adozione, cioè il prendersi cura della vita del nato, affinché questi possa svilupparsi nel migliore dei modi. Motivo, questo, per il quale sembrerebbe più idonea l’espressione “adozione per la vita” (in sigla: A.P.V.) 27).

Per rendere, però, tale soluzione operativa, occorre risolvere altre questioni.

Anzitutto, necessita individuare il rapporto tra l’adozione degli embrioni crioconservati (di cui si parlava, seppur in linea generale, già nell’art. 16 del testo di legge n. 4048, rubricato “Disciplina della procreazione medicalmente assistita”, approvato dalla Camera dei Deputati il 26 maggio 1999 28)e l’attuale legge sul “Diritto del minore ad una famiglia” (n. 184/1983).

A questo proposito, si potrebbe tentare un’applicazione analogica della disciplina contenuta nella suddetta legge. Se non si riuscisse, però, a colmare le lacune relative alla sorte degli embrioni soprannumerari mediante l’applicazione analogica delle norme in tema di adozione dei minori, si porrebbe l’esigenza di elaborare un apposito provvedimento legislativo.

Ancora, un altro aspetto importante su cui riflettere sarebbe quello di tener presente che un’eventuale legge sull’adozione per la vita degli embrioni provocherebbe vari problemi sull’assetto della legge n. 40/2004. Si allude, in particolare, alla questione relativa alla surrogazione di maternità, pratica testualmente vietata dall’attuale normativa. Se si decidesse di condividere l’orientamento favorevole all’adozione bisognerebbe bilanciare il menzionato divieto con la disciplina relativa a tale istituto.

Così come sarebbe utile e necessario precisare, al pari di quanto è accaduto in materia di fecondazione eterologa, gli effetti di eventuali, per quanto ora sanzionati (art. 12, comma 6, legge n. 40/2004), rapporti surrogatori. Ci si riferisce, nello specifico, al problema, forse più rilevante posto dalle pratiche di surrogazione materna, riguardante la determinazione della condizione giuridica dei nati all’estero da madri surrogate.

Sotto tale profilo, ci si chiede, in particolare, quale sia da considerare la vera genitrice del neonato procreato mediante tali tecniche, comportando esse una inevitabile moltiplicazione della figura materna e mettendo, in crisi, uno dei principi cardine in materia di accertamento del rapporto generazionale, quello, cioè, secondo il quale mater semper certa est.

Pare, comunque, opportuno evidenziare che – secondo quanto non ha mancato di osservare la dottrina che si è occupata della materia 29)– la questione si ponga diversamente, a seconda che si tratti dell’ipotesi, più diffusa, in cui la madre surrogata si faccia inseminare col gamete di un uomo, impegnandosi a consegnare il generato a costui (e alla sua partner), o di quella, senz’altro più delicata, che si verifica allorché la madre sociale contribuisca alla generazione col proprio materiale genetico.

Mentre vi è sempre stata ampia convergenza di opinioni circa la prevalenza, nel primo caso, della madre portante (e biologica) su quella meramente sociale, non altrettanto può dirsi riguardo all’ultima fattispecie prospettata. In tal caso, infatti, l’inconsueto sdoppiamento dell’apporto naturalistico fra madre genetica e quella uterina impone la necessità di compiere una “tragica scelta fra due verità parziali” 30), entrambe parimenti rilevanti: mentre dalla prima dipende la trasmissione al nascituro del patrimonio genetico, è la seconda che lo prepara alla vita, attraverso l’inscindibile legame che si instaura, durante la gestazione, tra le proprie funzioni vitali e quelle del feto che porta in grembo.

Un consistente orientamento dottrinale attribuisce alla partoriente la maternità legale: tra gli argomenti a sostegno di tale opzione particolare rilevanza sembra vada riconosciuta alla constatazione che il nato acquista la capacità giuridica al momento del distacco dall’alveo materno (art. 1 c.c.), a nulla rilevando la circostanza che il parto sia seguito alla immissione nel corpo della gestante di un ovulo altrui 31). Si osserva, inoltre, che è nel comportamento della madre portatrice che va ravvisato l’elemento di autoresponsabilità necessario alla costituzione del concetto giuridico di maternità 32); che è grazie al contributo della gestante che la vita della persona sorge e si sviluppa in un legame simbiotico con la madre fino al momento del parto 33); che la partoriente non è una macchina per produrre figli, né un animale il cui ventre può essere utilizzato per un puro servizio materiale 34)PORTAFOGLIO MINI AX ZIP 948016 8A216 DONNA ARMANI BAG WALLET BORSA NERO EXCHANGE aqnpxAar. Ma, soprattutto, che è la gestante a restare “arbitra” della prosecuzione della gravidanza 35).

Significativo, in proposito, è il noto caso verificatosi nel 2014 all’Ospedale Sandro Pertini di Roma presso il quale, per un banale errore umano, a due coppie che avevano prestato il consenso alla fecondazione assistita, sono stati assegnati all’una gli embrioni dell’altra.

Questi due paralleli impianti non hanno avuto lo stesso epilogo: uno non è andato a buon fine, in quanto la gravidanza non è neppure iniziata; l’altro ha avuto esito positivo con la nascita di due gemelli.

La coppia, alla quale era riconducibile il patrimonio genetico dei gemelli che stavano venendo alla luce ha proposto ricorso ai sensi dell’art. 700 c.p.c. dinanzi al Tribunale di Roma.

L’adito Giudice, dopo aver ricordato che la vigente normativa non contempla né disciplina in modo esplicito la fattispecie in argomento 36), ha sostenuto, con l’ordinanza dell’8 agosto 2014 37), che sarebbe irragionevole nei rapporti di filiazione porre in una posizione sovraordinata il principio di verità genetica rispetto agli altri interessi in conflitto, perché « riconoscendo la prevalenza della madre genetica si attribuirebbe legittimità giuridica ad una coattiva maternità di sostituzione, con la rinuncia imposta ad un figlio che pure la madre biologica ha condotto alla vita ». Soluzione, questa, che sarebbe « totalmente inconciliabile con il diritto della donna ospitante il feto all’intangibilità del suo corpo e, pertanto, ad assumere ogni decisione in ordine alla sua gravidanza, nonché gravemente lesiva della dignità umana della gestante ».SNEAKERS NERO BIANCO APEPAZZA DONNA DLY05

Con un pertinente richiamo alla letteratura scientifica, il provvedimento ricorda, inoltre, che è nell’utero che si crea il legame simbiotico tra il nascituro e la gestante e che solo questa può provvedere all’allattamento al seno del bambino.

Del resto – si legge ancora nell’ordinanza in commento – le figure della madre genetica, della madre uterina e della madre sociale (cioè di colei che, desiderosa di avere un figlio ma impossibilitata a procrearlo, lo “commissiona” alla prima) non sempre coincidono; tuttavia, l’art. 269, 3º comma, c.c., inalterato nella sua formulazione originaria anche dopo la riforma della filiazione di cui al D.Lgs. 154/2013, sancisce il principio in base al quale è il parto che determina la maternità.

Sulla scorta di questa motivazione, il giudice ha respinto il ricorso della coppia e ha lasciato i gemelli alla madre che li ha partoriti ed al partner di costei, ritenendo che ogni provvedimento di urgenza avrebbe pregiudicato la stabilità dello status dei minori e il loro diritto di vivere con quella che doveva considerarsi ormai la loro famiglia.

Sebbene alla luce del principio codicistico, il Tribunale di Roma, in senso conforme ad un consistente orientamento della letteratura giuridica 38), si sia indirizzato verso l’attribuzione della maternità alla partoriente, siffatta soluzione non ha mancato di sollevare contrasti tra gli studiosi.

A quanti hanno evidenziato il valore imprescindibile e condizionante – ai fini dell’eventuale identificazione della vera madre sulla base del duplice fattore biologico e sociale – di un puntuale intervento legislativo orientato in questa direzione 39), si è opposto chi, seguendo una strada diversa, ha ritenuto insufficiente, già de jure condito, il dato “ginecologico” del parto 40).

Sotto quest’ultimo profilo, si è osservato come solo apparentemente la legge attribuisca la maternità alla donna partoriente. Il principio che sta alla base della regola contenuta nell’art. 269, comma 3, c.c., andrebbe, infatti, letto nel senso che madre è colei che partorisce il frutto della fecondazione di un (proprio) ovocita. Se il legislatore non ha espressamente richiesto la sussistenza di tale coincidenza tra madre partoriente e madre genetica, ciò sarebbe dipeso – si è detto – esclusivamente dalla impossibilità per lo stesso di immaginare il configurarsi di una situazione diversa.15 Travel Pack Zaino Blink Core Timbuk2 1qxXzz

Nel caso in cui, dunque, per effetto del ricorso alla pratica della locazione d’utero, tale coincidenza venga effettivamente a mancare, la scelta tra le due donne dovrebbe essere fatta tenendo conto dell’interesse del nascituro, che, secondo l’indirizzo dottrinale in argomento, si identifica nell’attribuzione della genitorialità alla madre genetica (sempre ché questa coincida con la madre committente) 41). Solo quest’ultima, infatti, avrebbe con il bambino un legame affettivo, oltreché biologico, considerato il contributo, non solo genetico, ma anche sociale – avendo la stessa posto in essere coscientemente e responsabilmente la serie causale di atti conclusasi con la nascita – dato alla creazione dell’embrione 42).

In tale ottica, sconcertante appare il principio di diritto sostenuto da una recente sentenza della Corte d’Appello di Trento 43), successiva alle pronunce dei Giudici di legittimità 44)e della Corte EDU 45), in tema di iscrizione all’anagrafe di bambini nati all’estero da madri surrogate: quello secondo il quale « Non contrasta con l’ordine pubblico (...), sicché può esserne riconosciuta l’efficacia in Italia, il provvedimento giudiziario straniero che dispone la rettifica dell’atto di nascita di due bambini, nati da una pratica di maternità surrogata, i quali hanno acquisito così lo status di figli di due uomini, quello già indicato come padre e quello di cui il provvedimento aveva accertato la genitorialità, atteso da un lato che è conforme all’interesse dei minori alla conservazione di una identità ormai legittimamente acquisita all’estero, dall’altro che non è ostativo né il divieto, nel nostro ordinamento, della maternità surrogata, né la mancanza di legami genetici tra i due bambini ed il secondo genitore, rilevando piuttosto la consapevole assunzione, da parte di quest’ultimo, della responsabilità genitoriale » 46). Soluzione, questa, che evidentemente presta il fianco alla possibilità di aggirare le norme italiane, creando una sorta di “legittimazione dell’illegalità”, che produce, sia pure involontariamente, una conseguente discriminazione di fatto tra le coppie sterili o infertili, dipendente dalla disponibilità o meno delle non irrisorie risorse economiche necessarie per intraprendere i “viaggi della speranza”. Non appare superfluo ricordare, inoltre, che si tratta di vere e proprie operazioni “mercantili”, rese possibili dall’esistenza di “fattorie”, ove donne povere trascorrono nove mesi sotto sorveglianza, “fabbricando” a pagamento bambini per altri, in totale assenza di diritti.

A supporto di queste riflessioni, si cita un brano, esemplare per accuratezza di analisi, tratto da un articolo a firma di Amelia Beltramini, apparso nel febbraio 2017 sulla Rivista Focus ed intitolato emblematicamente Il rischio in provetta, ove si legge: « Da una decina di anni risuona sempre più frequente l’allarme dei ricercatori. Non tanto per gli “incidenti” delle cliniche di fertilità 47), e neppure per i rischi noti che corre la madre, dei quali non sempre viene adeguatamente avvertita: non tutti i consensi informati avvertono in modo completo, cifre alla mano, del rischio della stimolazione farmacologica od ormonale delle ovaie. Usata nella Fivet (fertilizzazione in vitro con embryo trasfer), nell’Icsi (iniezione intracitoplasmatica di spermatozoi) e nella Iui (inseminazione intrauterina), è necessaria a far giungere a maturazione contemporaneamente più follicoli e ovociti, ma può dare come effetto collaterale la iperstimolazione ovarica (Iso), una reazione che può essere lieve, moderata o anche grave tanto da portare in casi estremi a morte. Al rischio di Iso si aggiunge per la madre quello di una gravidanza extrauterina, cioè fuori dall’utero, segnalato nel 2-5% delle procreazioni assistite: l’uovo fecondato non si impianta in utero, ma nelle trombe di Falloppio, dove la gravidanza non può proseguire e deve essere interrotta. Aumenta anche il rischio di mortalità della madre. Un recente studio olandese ha dimostrato che i tassi di mortalità nelle gravidanze da Fivet (41 decessi ogni l00mila gravidanze) sono superiori ai tassi globali di mortalità di quelle naturali (6 decessi ogni l00mila). Ma il vero allarme riguarda i rischi a lungo termine per la salute dei figli della provetta. Lo studio più ampio finora reso pubblico è stato presentato nel 2010 in Svezia, alla conferenza europea di genetica umana. Geraldine Viot, oggi leader della ricerca al Cochin Hospital di Parigi, raccontava di aver seguito oltre 15mila bimbi nati con PMA fra il 2003 e il 2007 nei loro primi 5 anni di vita. In questo lasso di tempo, il 4,24% dei bimbi concepiti in provetta aveva manifestato malformazioni rispetto al 2,5% dei bambini concepiti naturalmente. Le malformazioni più diffuse erano cardiache e del sistema uro-genitale maschile e anche la frequenza degli angiomi aumentava di 5 volte. Un altro studio condotto sui registri australiani dal Robinson Institute dell’Australia Meridionale ha contato l’8,3% di malformazioni [citando, tra le più diffuse, quelle cardiovascolari, urogenitali, gastrointestinali oltre a paralisi cerebrale] nei 6.163 bimbi nati da PMA contro il 5,8% nei 308mila bimbi nati per vie naturali. Poi c’è il capitolo delle malattie mentali: nel luglio 2013, una ricerca pubblicata su The Journal of the American Medical Association ha analizzato 2,5 milioni di bimbi svedesi: la procreazione medicalmente assistita era associata a un piccolo ma significativo aumento di ritardo mentale (anche se non di disturbo autistico). Un’altra ricerca sperimentale, pubblicata nel settembre 2015 su Human Reproduction, ha preso in considerazione 2,5 milioni di bambini nati in Danimarca fra il 1969 e il 2006 e seguiti in media per 21 anni: in quelli nati da PMA c’era una maggiore incidenza di malattie mentali, soprattutto schizofrenia, depressione, disturbi dello sviluppo, deficit di attenzione e iperattività. E nel febbraio 2010 Sergio Oehninger, direttore del Jones Institute for Reproductive Medicine della Virginia (Usa), ha analizzato su Fertility and Sterility 173 giovani tra i 18 e i 26 anni nati tra il 1981 e il 1990, cioè la prima generazione statunitense figlia della provetta: il 33% aveva una diagnosi di deficit di attenzione e iperattività non grave, contro il 3-5% della popolazione in generale, e un rischio di depressione del 16% contro il 13% dei giovani concepiti naturalmente ».

Condivisibili appaiono, per questi motivi, le conclusioni alle quali giunsero, nel gennaio del 2014, alcuni ricercatori dei tre principali centri universitari di riproduzione artificiale, Amsterdam (Olanda), Aberdeen (Scozia) e Adelaide (Australia), in una lettera inviata alla redazione della rivista scientifica British Medical Journal: « Al momento, in molte aree del mondo, la PMA è un’industria che genera profitto, che valuta più il denaro guadagnato con le gravidanze e le nascite di bimbi vivi delle considerazioni sulla salute a lungo termine di madri e bambini » 48).

Più moderata si rivela, pertanto, a proposito del problema relativo alla determinazione della condizione giuridica dei nati all’estero da madri surrogate, la posizione assunta dalla Corte costituzionale con la recente sentenza del 18 dicembre 2017, n. 272 49), là dove, escludendo automatismi decisori che possono tradursi in un’irragionevole lesione dell’interesse del minore, in quanto preclusivi di uno scrutinio individualizzato, caso per caso, da parte del giudice, ha stabilito che in tutte le ipotesi di possibile divergenza tra identità genetica e identità legale, la necessità del bilanciamento tra esigenze di accertamento della verità e interesse concreto del minore comporta, per ogni singola fattispecie, « un giudizio comparativo tra gli interessi sottesi all’accertamento della verità dello statusDLY05 SNEAKERS DONNA NERO APEPAZZA BIANCO e le conseguenze che da tale accertamento possano derivare sulla posizione giuridica del minore ».

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1) In merito all’evoluzione terminologica dell’espressione “procreazione medicalmente assistita”, v. Villani R. La procreazione assistita. Giappichelli, Torino, 2004; 4 ss.
2) Per gli aspetti psicologici, medici e bioetici relativi alla PMA, v. Righetti P, Galluzzi M, Maggino T, Baffoni A, Azzena A. La coppia di fronte alla procreazione medicalmente assistita. Franco Angeli, Milano, 2009, passim.
3) Per quanto concerne la situazione normativa ante l. n. 40/2004, v. Villani R.La procreazione assistita, cit., 9; Santosuosso F. La procreazione medicalmente assistita. Giuffrè, Milano, 2004, 23 ss.
4) Per la quale si rinvia all’accurata ricerca di Buccelli C. La tutela dell’embrione nella legge 40/2004 (e correlato D.M. 21 luglio 2004). Riv. it. med. leg. 2006; 1:15 ss.
5) Donisi C. Prime note sulla disciplina legislativa della procreazione medicalmente assistita. In: Amodio P (a cura di). La Procreazione Medicalmente Assistita: attualità bioetica e attualità giuridica. Atti di una giornata di studio, Partagées, Napoli, 2005; 63 ss.
6) In Giur. cost., 2009, 3, 1656 ss., con nota di Manetti M.Procreazione medicalmente assistita: una political question disinnescata e di Tripodina C.La Corte costituzionale, la legge sulla procreazione medicalmente assistita e la « Costituzione che non vale più la pena difendere »?
7) Basti citare, a titolo esemplificativo, La Rosa S.Procreazione assistita per i portatori di malattie trasmissibili - Un nuovo problema - Diagnosi preimpianto anche per le coppie fertili portatrici di malattie genetiche. Fam. Dir., 5/2010; 476 ss.; nonché Gallo F - Lalli C. Il legislatore cieco. I paradossi della legge 40 sulla fecondazione assistita. Editori Internazionali Riuniti, 2012, passim.
8) Fra le altre, v.: Tribunale di Salerno, 9 gennaio 2010; Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, 28 agosto 2012; Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, 12 febbraio 2013; Tribunale di Roma, 23 settembre 2013; Tribunale di Roma, 28 febbraio 2014, Corte cost., 5 giugno 2015, n. 96, consultabili in https://www.iusexplorer.it.; oltre a Tribunale di Cagliari, 9 novembre 2012, reperibile in Guida al dir., 2013, 8, 35 ss., con nota di Porracciolo A. Il giudice può ordinare al personale sanitario di effettuare la diagnosi genetica preimpianto. Viola Donna Altezza P00334803 in Choo 135cm Mix Jimmy Clutch OPUEIOZ lamé Florence 5Y1xqRwp
9) In Dir. fam. e pers., 2014 (II), 4, 1289 ss., con nota di Cicero C, Peluffo E.L’incredibile vita di Timothy Green e il giudice legislatore alla ricerca dei confini tra etica e diritto; ovverosia, quando diventare genitori non sembra (apparire) più un dono divino. A tal proposito, v., anche, Di Lorenzo P, Casella C, Niola M.La disciplina della fecondazione eterologa dopo la pronuncia della Consulta. Riv. it. med. leg. 2015; 1:25 ss.
10) Sotto questo profilo, l’indirizzo giurisprudenziale tradizionale esclude la ravvisabilità, nel nostro sistema giuridico, di una norma alla quale ancorare l’esistenza di un diritto insopprimibile a procreare. Ci si riferisce, nello specifico, alle motivazioni espresse dal Tribunale di Milano con la decisione del 23 novembre 2009, in Nuova giur. civ. comm., VII-VIII, 2010, 774 ss.Sempre nel contesto della propensione della giurisprudenza più risalente a pronunciarsi in senso contrario alla configurabilità, in generale, del diritto a procreare, va ricordata l’ordinanza resa dal Tribunale di Monza il 27 ottobre 1989, in Riv. it. med. leg., 1991, 611 ss.L’orientamento più recente ha criticato l’apparato argomentativo di questa opinione. Si allude, in particolare, alla sentenza della Corte costituzionale, 10 giugno 2014, n. 162 (in Dir. fam. e pers., 2014, 3, I, 973 ss.), dove si sostiene che « la determinazione di avere o meno un figlio, anche per la coppia assolutamente sterile o infertile, concernendo la sfera più intima e intangibile della persona umana, non può che essere incoercibile, qualora non vulneri altri valori costituzionali, e ciò anche quando sia esercitata mediante la scelta di ricorrere a questo scopo alla tecnica di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, perché anch’essa attiene a questa sfera ». In senso conforme, v. anche: l’ordinanza del Tribunale di Salerno, 13 gennaio 2010, in http://www.giurcost.org, nella quale si è qualificato « il diritto al figlio come un diritto soggettivo da ascriversi tra quelli inviolabili della donna ai sensi dell’art. 2 Cost. »; la sentenza del 1º aprile 2010, in Guida al dir., 2011, 46, 17 ss., con la quale la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha affermato che « il diritto di una coppia di ricorrere alla procreazione assistita per concepire un figlio rientra nella sfera dell’art. 8 della CEDU, in quanto espressione della vita privata e familiare »; la sentenza (n. 7085) resa dal Tribunale di Milano il 24 maggio 2013 (ined.), nella quale testualmente si legge: « il diritto al concepimento fa parte delle fondamentali estrinsecazioni della persona umana, riconosciute dalla Costituzione, catalogabili come diritti inviolabili (art. 2 e art. 29 Cost.), in ragione della basilare inerenza al nucleo dell’individuo (così come sancito dalla Suprema Corte a proposito del diritto alla sessualità - Cass. n. 13547/09) »; infine, l’ordinanza del Tribunale di Roma, 14 gennaio 2014 (in http://www.osservatorioaic.it), dove si è sottolineato che « il diritto alla procreazione sarebbe irrimediabilmente leso dalla limitazione del ricorso alle tecniche di procreazione assistita da parte di coppie che, pur non sterili o infertili, rischiano concretamente di procreare figli affetti da gravi malattie, a causa di patologie geneticamente trasmissibili, di cui sono portatori ».
11) Con riferimento a questi ultimi v.: Corte cost., 28 gennaio 2005, nn. 45/46/47/48/49; 10 maggio 2005, n. 198; 9 novembre 2006, n. 369; 8 maggio 2009, n. 151; 12 marzo 2010, n. 97; 7 giugno 2012, n. 150; 22 novembre 2013, n. 278; 10 giugno 2014, n. 162; 5 giugno 2015, n. 96; 11 novembre 2015, n. 229; 18 marzo 2016, n. 54; 13 aprile 2016, n. 84, reperibili in https://www.iusexplorer.it.
12) In Giur. cost., 2016, 2, 750 ss., con nota di Cossiri A.La l. n. 40/2004 ancora di fronte alla Corte: l’inammissibilità delle questioni sui divieti di revoca del consenso e di ricerca sugli embrioni.
13) Dati tratti dalle relazioni annuali del Ministro della Salute al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge contenente norme in materia di Procreazione Medicalmente Assistita.
14) L’espressione tra virgolette è tratta dalla sentenza della Corte costituzionale 13 aprile 2016, n. 84. A tal riguardo, significative sono anche le osservazioni di Flamigni C. Confabulazioni ed esercizi di retorica sulle donazioni - adozioni di embrioni abbandonati. www.carloflamigni.it (ottobre 2012), secondo il quale: « Le linee guida dell’ASRM (American Society for Reproductive Medicine) sottolineano il fatto che in una gran parte dei casi gli embrioni abbandonati non sono mai stati esaminati per quanto riguarda la possibilità che siano portatori di malattie infettive. In effetti, come accade per le donazioni di gameti, il donatore deve essere esaminato 180 giorni dopo aver lasciato il suo campione, che si tratti di ovociti o di spermatozoi è ininfluente, in quanto una falsa sieronegatività potrebbe determinare il trasferimento di materiale biologico infetto e la sieronegatività è praticamente la norma, ad esempio, per i primi sei mesi dopo essere stati contagiati di AIDS. L’opinione dell’ASRM – il documento è del 2008 e non è mai stato corretto né modificato dalla sua pubblicazione – è che in assenza di questo controllo tardivo nessun embrione dovrebbe essere trasferito ».
15) In Giur. cost., 2015, 6, 2106 ss., con nota di Chieffi L.L’irragionevole obbligo di crioconservazione degli embrioni selezionati e abbandonati in seguito ad indagine genetica preimpianto.
16) Indicativa, al riguardo, è la considerazione di Chieffi L.L’irragionevole obbligo di crioconservazione degli embrioni selezionati e abbandonati in seguito ad indagine genetica preimpianto. cit., 2116, là dove osserva che seppure sia in parte corretto il rilievo, contenuto nella sentenza in commento, (...), non si comprende tuttavia la rigidità sulla necessaria crioconservazione degli stessi. Rileva l’Autore: « L’inidoneità, allo stato delle conoscenze scientifiche, di un loro impiego riproduttivo, proprio per scongiurare qualunque pregiudizio alla integrità della gestante, dovrebbe attenuare il bisogno inderogabile di conservazione di questa tipologia di embrioni in liquido di azoto; pratica da cui derivano, tra l’altro, anche oneri economici a carico della collettività. Un’eventuale revisione da parte del legislatore del divieto di sperimentazione sugli stessi, contenuto nell’art. 13, comma 1 l. 40, potrebbe, in altra direzione, pure consentire di soddisfare i bisogni di cura di pazienti gravemente malati ». Sul punto meritano di essere segnalate anche le osservazioni di Cristiano R (2012). La sperimentazione sugli embrioni umani. In: Chieffi L e Hernández JRS (a cura di). Questioni di inizio vita. Italia e Spagna: esperienze in dialogo, Mimesis, Milano-Udine, 319.
17) In Giur. cost. 2016, 2, 750 ss, con nota di Cossiri A. La l. n. 40/2004 ancora di fronte alla Corte: l’inammissibilità delle questioni sui divieti di revoca del consenso e di ricerca sugli embrioni.
18) Soluzione, questa, adottata dai sopracitati ordinamenti. A tal proposito, v. Milan G. (1997). Aspetti giuridici della procreazione assistita, Padova, 390 ss.
19) Musio A (2004). Misure di tutela dell’embrione. In: Stanzione P, Sciancalepore G (a cura di). Procreazione assistita. Commento alla legge 19 febbraio 2004, n. 40. Giuffrè, 236; Capoluongo F.Il problema degli embrioni residui. Fam. e dir. 2010; 11:1069 ss.: « (...) occorre anzitutto sgomberare il campo da quelle teorie che, considerando gli embrioni alla stregua di frutti naturali ai sensi dell’art. 821 c.c. – come tali, oggetto di un vero e proprio diritto di proprietà di cui sarebbero titolari i genitori o, in virtù della specificazione di cui all’art. 940 c.c., il centro medico che ha contribuito a crearli – potrebbero dare ingresso ad una sorta di diritto di veto da parte di questi ultimi e dai loro aventi causa circa il successivo utilizzo degli embrioni soprannumerari. È evidente, infatti, che si tratta di opinioni fondate su un’inammissibile “reificazione” del prodotto del concepimento ».
20) Per tale impostazione cfr Miranda A.Sullo statuto giuridico del pre-embrione: brevi considerazioni in margine al caso Davis v. Davis. Dir. fam e pers. 1991; 109 ss.; Giamo G.Brevi riflessioni su una gravidanza indotta per decisione del giudice. Dir. fam e pers. 1999; 243 ss.
21) V. a tal riguardo il sito internet https://www.embryodonation.org
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22) Donisi C., in Il destino degli embrioni crioconservati nell’ottica del diritto civile, nell’ambito del Convegno su L’universo femminile: un infinito da esplorare, 7 ottobre 2013, Napoli.
23) Palagiano, Donadi, Mura, Di Pietro, Di Giuseppe, Evangelisti, in Proposta di legge n. 2058, in materia di “Disposizioni per consentire l’impianto degli embrioni abbandonati giacenti presso i centri italiani di procreazione medicalmente assistita”, presentata presso la Camera dei Deputati il 12 gennaio 2009.
24) Comitato Nazionale per la Bioetica, Parere, del 18 novembre 2005, dal titolo L’Adozione Per la Nascita (APN) degli embrioni crioconservati e residuali derivanti da procreazione medicalmente assistita (P.M.A).
25) Musio A. Misure di tutela dell’embrione, cit., 232.
26) Santosuosso F. La procreazione medicalmente assistita, cit., 104.
27) Donisi C. in Il destino degli embrioni crioconservati nell’ottica del diritto civile, cit.
28) Reperibile in Ferrendo G.Libertà, responsabilità e procreazione, Cedam, 1999, 475 ss., che testualmente prevedeva: « (...) 3. Entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le strutture e i centri [iscritti nell’elenco predisposto presso l’Istituto superiore di sanità] trasmettono al Ministero della sanità e al giudice tutelare territorialmente competente i seguenti elenchi non pubblici: un elenco (n.1) contenente l’indicazione numerica degli embrioni destinati a tecniche di procreazione medicalmente assistita, formati nel periodo precedente alla data di entrata in vigore della presente legge, unitamente all’indicazione nominativa di coloro che hanno fatto ricorso alle tecniche medesime; un elenco (n. 2) con indicazione numerica degli embrioni disponibili di cui non si conoscono i genitori biologici e con indicazione dei motivi della non conoscibilità ».4. « La coppia che, prima della entrata in vigore della presente legge, ha ottenuto nelle strutture e nei centri di cui al comma 1 l’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita dalle quali è derivata la formazione di embrioni, ha facoltà di richiedere il trasferimento degli embrioni medesimi (...) nel termine di tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Subito per gli embrioni di cui all’elenco n.2 e trascorso il termine di cui al periodo precedente per quelli di cui all’elenco n. 1, ovvero nel caso di espressa rinuncia della donna al trasferimento, il giudice tutelare competente per territorio dispone con proprio decreto l’adottabilità (...) ».
29) Le cui opinioni, sebbene manifestate prima dell’approvazione della legge attualmente vigente, risultano ancora attuali, non avendo il legislatore assunto, lo si ripete, una esplicita presa di posizione riguardo alla identificazione della maternità nel caso di surrogazione della stessa.
30) Così testualmente, Patti S.Verità e stato giuridico della persona. Riv. dir. civ. 1988; 242 ss, il quale si riferisce, appunto, alla verità genetica, da un lato, e a quella del parto, dall’altra.
31) Dogliotti M.Inseminazione artificiale e rapporti di filiazione. Giur. it. 1991; I:2, 73 ss.
32) Calogero M.La procreazione artificiale. Una ricognizione dei problemi, Giuffrè, 1989; 158 ss.
33) Trabucchi A.Procreazione artificiale e il concetto giuridico di maternità e di paternità. Riv. dir. civ. 1982; I:502 ss; nonché Bianca M.Stato delle persone, Procreazione artificiale e interventi nella genetica umana. Padova, 1987; 970 ss.
34) Trabucchi A.Procreazione artificiale e il concetto giuridico di maternità e di paternità. Riv. dir. civ. 1982; I:502 ss.
35) Scia F.Procreazione medicalmente assistita e status del generato, Jovene, 2010; 281 ss.
36) Illuminante, in proposito, è la lettura del parere del Comitato Nazionale per la Bioetica intitolato Considerazioni bioetiche sullo scambio involontario di embrioni, pubblicato l’11 luglio 2014, ove testualmente si legge: « Ci si trova di fronte un’eterologa “da errore” (la madre porta in grembo embrioni geneticamente non suoi né del marito o del partner) o una surroga materna “da errore” (i genitori genetici producono embrioni che sono impiantati nell’utero di un’altra donna che li porta in gestazione) con una procedura priva di consenso, il che sembra generare una situazione di indeterminatezza in merito alla maternità e paternità a fronte di un vuoto legislativo che dovrebbe venire colmato in via interpretativa ».
37) In Guida al dir., 2014, 37, 16 ss., con nota di Tona G.Ogni provvedimento d’urgenza avrebbe pregiudicato la stabilità dei minori e i loro legami con la famiglia.
38) Oltre a Trabucchi A.Procreazione artificiale e il concetto giuridico di maternità e di paternità, cit., 242, si esprimono in tal senso, tra gli altri, Bianca M.Stato delle persone, cit., 969 ss.; Comporti M.Profili costituzionalistici e civilistici. Justitia, 1985; 336 ss. e Calogero M.La procreazione artificiale. Una ricognizione dei problemi, cit., 201.
39) In tal senso, v. Quadri E.Le tecniche di riproduzione tra diritto vigente e possibili opzioni legislative. Famiglia e ordinamento civile. 1999; 259 ss, il quale afferma l’insuperabilità, almeno alla luce del diritto vigente, del principio che individua nella partoriente la madre legale.
40) Tra gli studiosi che attribuiscono prevalente rilievo alla madre genetica-committente, perché ritenuta meglio in grado di assicurare le ragioni del bambino di quanto non lo sia la partoriente, emergono Clarizia R.Procreazione artificiale e tutela del minore. Giuffrè, 1988; 143 ss; Gorassini A.Procreazione artificiale eterologa e rapporti parentali primari, Dir. fam. pers. 1987; 1249 ss., nonché Baldini G.Volontà e procreazione: ricognizione delle principali questioni in tema di surrogazione di maternità. Dir. fam. 1998; 780 ss.
41) A questo proposito, v., per tutti, Vercellone P.Fecondazione assistita e status familiari, in Fecondazione assistita: una proposta di legge da discutere. Atti del convegno tenuto a Pisa, 30 gennaio-2 febbraio 1997, Cic Ed. internaz., 104 ss.
42) Santosuosso F.La procreazione medicalmente assistita, cit., 139. Al riguardo, v., anche Baldini G.Volontà e procreazione, cit., 764. L’Autore afferma, in particolare, che il superamento dell’interpretazione tradizionale dell’art. 269, comma 3, c.c. dovrebbe essere favorito anche dalla circostanza che allo stato attuale « è sempre più fattibile la crescita artificiale del feto, realizzata, cioè, senza nessun collegamento con un ambiente biologico umano ». « Risulta evidente », dunque, secondo l’Autore, « che si potranno avere nascite senza parto, prive così di quel fatto dal quale si vuole far scaturire l’attribuzione della maternità giuridica ». Con riferimento all’utero artificiale, v. Aarathi T.Storia naturale del concepimento, Bollati Boringhieri, 2014, 222 ss.
43) Corte d’Appello di Trento, sez. I, 23/02/2017, in www.iusexplorer.it.
44) Cass. civ., 11 novembre 2014, n. 24001, in Nuova giur. civ. comm., 2015, I, 235 ss., con nota di Benanti C., La maternità è della donna che ha partorito: contrarietà all’ordine pubblico della surrogazione di maternità e conseguente adottabilità del minore. In senso contrario, v. la sentenza, 10 marzo 2016, n. 13525 (in Riv. dir. intern., 2016, 3, 701 ss.), con la quale la Cassazione penale ha ritenuto che « non sussiste alcuna alterazione dello stato civile del minore in caso di richiesta di trascrizione dell’atto di nascita redatto alla stregua della legge locale e in corrispondenza della situazione assunta come rilevante da quest’ultima, con indicazione quale madre naturale di persona diversa dalla madre surrogata. Conseguentemente, l’ufficiale di stato civile italiano che si limiti a procedere alla trascrizione dell’atto, riguardante un cittadino italiano, formato all’estero non forma alcun atto falso ». Per un’accurata ricostruzione giurisprudenziale, si rinvia a Ciarlariello G, Campolongo A, Di Sanzo M, La Russa R, Santurro A, Lo Voi V, Frati P.La maternità surrogata: evoluzione giurisprudenziale italiana ed europea. Dir. fam e pers. 2016; 1117 ss.
45) Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con le sentenza del 24 giugno 2014 (caso Menesson contro Francia); 26 giugno 2014 (caso Labassee contro Francia); 27 gennaio 2015 (caso Paradiso, Campanelli contro Italia) ha sostenuto che sussiste una violazione dell’art. 8 Cedu, sotto il profilo del diritto al rispetto della vita privata, da parte di uno Stato che rifiuti di riconoscere nel proprio diritto interno un rapporto di filiazione legittima tra figlio e genitore biologico, allorquando tale figlio sia nato in seguito al ricorso ad una “maternità surrogata” legalmente prevista in uno Stato estero.In senso contrario, v. Grande Chambre, 25 gennaio 2017 (sempre sul caso Paradiso, Campanelli contro Italia) « La decisione delle autorità italiane di disporre l’allontanamento di un minore da una coppia di coniugi, cittadini italiani, che ha fatto ricorso alla maternità surrogata all’estero, è conforme alla Convenzione europea. La misura è un’ingerenza nel diritto alla vita privata ma conforme alle regole convenzionali in quanto prevista dalla legge, proporzionale e necessaria in una società democratica. La valutazione delle conseguenze sul bambino sono un elemento determinante per ritenere la misura proporzionale e idonea a conseguire un giusto equilibrio tra i diversi interessi in gioco ».
46) V., anche, fra le altre: Corte d’Appello di Bari, 13 febbraio 2009 (in Giur. merito, 2010, 2, 358 ss.); Tribunale di Napoli, 1º luglio 2011 (in Giur. merito, 2011, 2695 ss.). In senso difforme, invece, v. Tribunale di Forlì, 25 ottobre 2011 (in Dir. fam. pers., 2013, 2, 532 ss.).
47) V., a tal proposito, Casella C.Responsabilità civile e tecniche di procreazione medicalmente assistita. Questioni di inizio vita. Italia e Spagna: esperienze in dialogo, cit., 223 ss.
48) Il testo tra virgolette è tratto da Beltramini A.Il rischio in provetta. Focus, febbraio 2017, 31 ss.
49) Consultabile in https://www.iusexplorer.it.
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1) In merito all’evoluzione terminologica dell’espressione “procreazione medicalmente assistita”, v. Villani R. La procreazione assistita. Giappichelli, Torino, 2004; 4 ss.
2) Per gli aspetti psicologici, medici e bioetici relativi alla PMA, v. Righetti P, Galluzzi M, Maggino T, Baffoni A, Azzena A. La coppia di fronte alla procreazione medicalmente assistita. Franco Angeli, Milano, 2009, passim.
3) Per quanto concerne la situazione normativa ante l. n. 40/2004, v. Villani R.La procreazione assistita, cit., 9; Santosuosso F. La procreazione medicalmente assistita. Giuffrè, Milano, 2004, 23 ss.
4) Per la quale si rinvia all’accurata ricerca di Buccelli C. La tutela dell’embrione nella legge 40/2004 (e correlato D.M. 21 luglio 2004). Riv. it. med. leg. 2006; 1:15 ss.
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5) Donisi C. Prime note sulla disciplina legislativa della procreazione medicalmente assistita. In: Amodio P (a cura di). La Procreazione Medicalmente Assistita: attualità bioetica e attualità giuridica. Atti di una giornata di studio, Partagées, Napoli, 2005; 63 ss.
6) In Giur. cost., 2009, 3, 1656 ss., con nota di Manetti M.Procreazione medicalmente assistita: una political question disinnescata e di Tripodina C.La Corte costituzionale, la legge sulla procreazione medicalmente assistita e la « Costituzione che non vale più la pena difendere »?
7) Basti citare, a titolo esemplificativo, La Rosa S.Procreazione assistita per i portatori di malattie trasmissibili - Un nuovo problema - Diagnosi preimpianto anche per le coppie fertili portatrici di malattie genetiche. Fam. Dir., 5/2010; 476 ss.; nonché Gallo F - Lalli C. Il legislatore cieco. I paradossi della legge 40 sulla fecondazione assistita. Editori Internazionali Riuniti, 2012, passim.
8) Fra le altre, v.: Tribunale di Salerno, 9 gennaio 2010; Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, 28 agosto 2012; Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, 12 febbraio 2013; Tribunale di Roma, 23 settembre 2013; Tribunale di Roma, 28 febbraio 2014, Corte cost., 5 giugno 2015, n. 96, consultabili in https://www.iusexplorer.it.; oltre a Tribunale di Cagliari, 9 novembre 2012, reperibile in Guida al dir., 2013, 8, 35 ss., con nota di Porracciolo A. Il giudice può ordinare al personale sanitario di effettuare la diagnosi genetica preimpianto.
9) In Dir. fam. e pers., 2014 (II), 4, 1289 ss., con nota di Cicero C, Peluffo E.L’incredibile vita di Timothy Green e il giudice legislatore alla ricerca dei confini tra etica e diritto; ovverosia, quando diventare genitori non sembra (apparire) più un dono divino. A tal proposito, v., anche, Di Lorenzo P, Casella C, Niola M.La disciplina della fecondazione eterologa dopo la pronuncia della Consulta. Riv. it. med. leg. 2015; 1:25 ss.
10) Sotto questo profilo, l’indirizzo giurisprudenziale tradizionale esclude la ravvisabilità, nel nostro sistema giuridico, di una norma alla quale ancorare l’esistenza di un diritto insopprimibile a procreare. Ci si riferisce, nello specifico, alle motivazioni espresse dal Tribunale di Milano con la decisione del 23 novembre 2009, in Nuova giur. civ. comm., VII-VIII, 2010, 774 ss.Sempre nel contesto della propensione della giurisprudenza più risalente a pronunciarsi in senso contrario alla configurabilità, in generale, del diritto a procreare, va ricordata l’ordinanza resa dal Tribunale di Monza il 27 ottobre 1989, in Riv. it. med. leg., 1991, 611 ss.L’orientamento più recente ha criticato l’apparato argomentativo di questa opinione. Si allude, in particolare, alla sentenza della Corte costituzionale, 10 giugno 2014, n. 162 (in Dir. fam. e pers., 2014, 3, I, 973 ss.), dove si sostiene che « la determinazione di avere o meno un figlio, anche per la coppia assolutamente sterile o infertile, concernendo la sfera più intima e intangibile della persona umana, non può che essere incoercibile, qualora non vulneri altri valori costituzionali, e ciò anche quando sia esercitata mediante la scelta di ricorrere a questo scopo alla tecnica di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo, perché anch’essa attiene a questa sfera ». In senso conforme, v. anche: l’ordinanza del Tribunale di Salerno, 13 gennaio 2010, in http://www.giurcost.org, nella quale si è qualificato « il diritto al figlio come un diritto soggettivo da ascriversi tra quelli inviolabili della donna ai sensi dell’art. 2 Cost. »; la sentenza del 1º aprile 2010, in Guida al dir., 2011, 46, 17 ss., con la quale la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha affermato che « il diritto di una coppia di ricorrere alla procreazione assistita per concepire un figlio rientra nella sfera dell’art. 8 della CEDU, in quanto espressione della vita privata e familiare »; la sentenza (n. 7085) resa dal Tribunale di Milano il 24 maggio 2013 (ined.), nella quale testualmente si legge: « il diritto al concepimento fa parte delle fondamentali estrinsecazioni della persona umana, riconosciute dalla Costituzione, catalogabili come diritti inviolabili (art. 2 e art. 29 Cost.), in ragione della basilare inerenza al nucleo dell’individuo (così come sancito dalla Suprema Corte a proposito del diritto alla sessualità - Cass. n. 13547/09) »; infine, l’ordinanza del Tribunale di Roma, 14 gennaio 2014 (in http://www.osservatorioaic.it), dove si è sottolineato che « il diritto alla procreazione sarebbe irrimediabilmente leso dalla limitazione del ricorso alle tecniche di procreazione assistita da parte di coppie che, pur non sterili o infertili, rischiano concretamente di procreare figli affetti da gravi malattie, a causa di patologie geneticamente trasmissibili, di cui sono portatori ».
11) Con riferimento a questi ultimi v.: Corte cost., 28 gennaio 2005, nn. 45/46/47/48/49; 10 maggio 2005, n. 198; 9 novembre 2006, n. 369; 8 maggio 2009, n. 151; 12 marzo 2010, n. 97; 7 giugno 2012, n. 150; 22 novembre 2013, n. 278; 10 giugno 2014, n. 162; 5 giugno 2015, n. 96; 11 novembre 2015, n. 229; 18 marzo 2016, n. 54; 13 aprile 2016, n. 84, reperibili in https://www.iusexplorer.it.
12) In Giur. cost., 2016, 2, 750 ss., con nota di Cossiri A.La l. n. 40/2004 ancora di fronte alla Corte: l’inammissibilità delle questioni sui divieti di revoca del consenso e di ricerca sugli embrioni.
13) Dati tratti dalle relazioni annuali del Ministro della Salute al Parlamento sullo stato di attuazione della Legge contenente norme in materia di Procreazione Medicalmente Assistita.
14) L’espressione tra virgolette è tratta dalla sentenza della Corte costituzionale 13 aprile 2016, n. 84. A tal riguardo, significative sono anche le osservazioni di Flamigni C. Confabulazioni ed esercizi di retorica sulle donazioni - adozioni di embrioni abbandonati. www.carloflamigni.it (ottobre 2012), secondo il quale: « Le linee guida dell’ASRM (American Society for Reproductive Medicine) sottolineano il fatto che in una gran parte dei casi gli embrioni abbandonati non sono mai stati esaminati per quanto riguarda la possibilità che siano portatori di malattie infettive. In effetti, come accade per le donazioni di gameti, il donatore deve essere esaminato 180 giorni dopo aver lasciato il suo campione, che si tratti di ovociti o di spermatozoi è ininfluente, in quanto una falsa sieronegatività potrebbe determinare il trasferimento di materiale biologico infetto e la sieronegatività è praticamente la norma, ad esempio, per i primi sei mesi dopo essere stati contagiati di AIDS. L’opinione dell’ASRM – il documento è del 2008 e non è mai stato corretto né modificato dalla sua pubblicazione – è che in assenza di questo controllo tardivo nessun embrione dovrebbe essere trasferito ».
15) In Giur. cost., 2015, 6, 2106 ss., con nota di Chieffi L.L’irragionevole obbligo di crioconservazione degli embrioni selezionati e abbandonati in seguito ad indagine genetica preimpianto.
16) Indicativa, al riguardo, è la considerazione di Chieffi L.L’irragionevole obbligo di crioconservazione degli embrioni selezionati e abbandonati in seguito ad indagine genetica preimpianto. cit., 2116, là dove osserva che seppure sia in parte corretto il rilievo, contenuto nella sentenza in commento, (...), non si comprende tuttavia la rigidità sulla necessaria crioconservazione degli stessi. Rileva l’Autore: « L’inidoneità, allo stato delle conoscenze scientifiche, di un loro impiego riproduttivo, proprio per scongiurare qualunque pregiudizio alla integrità della gestante, dovrebbe attenuare il bisogno inderogabile di conservazione di questa tipologia di embrioni in liquido di azoto; pratica da cui derivano, tra l’altro, anche oneri economici a carico della collettività. Un’eventuale revisione da parte del legislatore del divieto di sperimentazione sugli stessi, contenuto nell’art. 13, comma 1 l. 40, potrebbe, in altra direzione, pure consentire di soddisfare i bisogni di cura di pazienti gravemente malati ». Sul punto meritano di essere segnalate anche le osservazioni di Cristiano R (2012). La sperimentazione sugli embrioni umani. In: Chieffi L e Hernández JRS (a cura di). Questioni di inizio vita. Italia e Spagna: esperienze in dialogo, Mimesis, Milano-Udine, 319.
17) In Giur. cost. 2016, 2, 750 ss, con nota di Cossiri A. La l. n. 40/2004 ancora di fronte alla Corte: l’inammissibilità delle questioni sui divieti di revoca del consenso e di ricerca sugli embrioni.
18) Soluzione, questa, adottata dai sopracitati ordinamenti. A tal proposito, v. Milan G. (1997). Aspetti giuridici della procreazione assistita, Padova, 390 ss.
19) Musio A (2004). Misure di tutela dell’embrione. In: Stanzione P, Sciancalepore G (a cura di). Procreazione assistita. Commento alla legge 19 febbraio 2004, n. 40. Giuffrè, 236; Capoluongo F.Il problema degli embrioni residui. Fam. e dir. 2010; 11:1069 ss.: « (...) occorre anzitutto sgomberare il campo da quelle teorie che, considerando gli embrioni alla stregua di frutti naturali ai sensi dell’art. 821 c.c. – come tali, oggetto di un vero e proprio diritto di proprietà di cui sarebbero titolari i genitori o, in virtù della specificazione di cui all’art. 940 c.c., il centro medico che ha contribuito a crearli – potrebbero dare ingresso ad una sorta di diritto di veto da parte di questi ultimi e dai loro aventi causa circa il successivo utilizzo degli embrioni soprannumerari. È evidente, infatti, che si tratta di opinioni fondate su un’inammissibile “reificazione” del prodotto del concepimento ».
20) Per tale impostazione cfr Miranda A.Sullo statuto giuridico del pre-embrione: brevi considerazioni in margine al caso Davis v. Davis. Dir. fam e pers. 1991; 109 ss.; Giamo G.Brevi riflessioni su una gravidanza indotta per decisione del giudice. Dir. fam e pers. 1999; 243 ss.
21) V. a tal riguardo il sito internet https://www.embryodonation.org
22) Donisi C., in Il destino degli embrioni crioconservati nell’ottica del diritto civile, nell’ambito del Convegno su L’universo femminile: un infinito da esplorare, 7 ottobre 2013, Napoli.
23) Palagiano, Donadi, Mura, Di Pietro, Di Giuseppe, Evangelisti, in Proposta di legge n. 2058, in materia di “Disposizioni per consentire l’impianto degli embrioni abbandonati giacenti presso i centri italiani di procreazione medicalmente assistita”, presentata presso la Camera dei Deputati il 12 gennaio 2009.
24) Comitato Nazionale per la Bioetica, Parere, del 18 novembre 2005, dal titolo L’Adozione Per la Nascita (APN) degli embrioni crioconservati e residuali derivanti da procreazione medicalmente assistita (P.M.A).
25) Musio A. Misure di tutela dell’embrione, cit., 232.
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26) Santosuosso F. La procreazione medicalmente assistita, cit., 104.
27) Donisi C. in Il destino degli embrioni crioconservati nell’ottica del diritto civile, cit.
28) Reperibile in Ferrendo G.Libertà, responsabilità e procreazione, Cedam, 1999, 475 ss., che testualmente prevedeva: « (...) 3. Entro dieci giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le strutture e i centri [iscritti nell’elenco predisposto presso l’Istituto superiore di sanità] trasmettono al Ministero della sanità e al giudice tutelare territorialmente competente i seguenti elenchi non pubblici: un elenco (n.1) contenente l’indicazione numerica degli embrioni destinati a tecniche di procreazione medicalmente assistita, formati nel periodo precedente alla data di entrata in vigore della presente legge, unitamente all’indicazione nominativa di coloro che hanno fatto ricorso alle tecniche medesime; un elenco (n. 2) con indicazione numerica degli embrioni disponibili di cui non si conoscono i genitori biologici e con indicazione dei motivi della non conoscibilità ».4. « La coppia che, prima della entrata in vigore della presente legge, ha ottenuto nelle strutture e nei centri di cui al comma 1 l’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita dalle quali è derivata la formazione di embrioni, ha facoltà di richiedere il trasferimento degli embrioni medesimi (...) nel termine di tre anni dalla data di entrata in vigore della presente legge. Subito per gli embrioni di cui all’elenco n.2 e trascorso il termine di cui al periodo precedente per quelli di cui all’elenco n. 1, ovvero nel caso di espressa rinuncia della donna al trasferimento, il giudice tutelare competente per territorio dispone con proprio decreto l’adottabilità (...) ».
29) Le cui opinioni, sebbene manifestate prima dell’approvazione della legge attualmente vigente, risultano ancora attuali, non avendo il legislatore assunto, lo si ripete, una esplicita presa di posizione riguardo alla identificazione della maternità nel caso di surrogazione della stessa.
30) Così testualmente, Patti S.Verità e stato giuridico della persona. Riv. dir. civ. 1988; 242 ss, il quale si riferisce, appunto, alla verità genetica, da un lato, e a quella del parto, dall’altra.
31) Dogliotti M.Inseminazione artificiale e rapporti di filiazione. Giur. it. 1991; I:2, 73 ss.
32) Calogero M.La procreazione artificiale. Una ricognizione dei problemi, Giuffrè, 1989; 158 ss.
33) Trabucchi A.Procreazione artificiale e il concetto giuridico di maternità e di paternità. Riv. dir. civ. 1982; I:502 ss; nonché Bianca M.Stato delle persone, Procreazione artificiale e interventi nella genetica umana. Padova, 1987; 970 ss.
34) Trabucchi A.Procreazione artificiale e il concetto giuridico di maternità e di paternità. Riv. dir. civ. 1982; I:502 ss.
35) Scia F.Procreazione medicalmente assistita e status del generato, Jovene, 2010; 281 ss.
36) Illuminante, in proposito, è la lettura del parere del Comitato Nazionale per la Bioetica intitolato Considerazioni bioetiche sullo scambio involontario di embrioni, pubblicato l’11 luglio 2014, ove testualmente si legge: « Ci si trova di fronte un’eterologa “da errore” (la madre porta in grembo embrioni geneticamente non suoi né del marito o del partner) o una surroga materna “da errore” (i genitori genetici producono embrioni che sono impiantati nell’utero di un’altra donna che li porta in gestazione) con una procedura priva di consenso, il che sembra generare una situazione di indeterminatezza in merito alla maternità e paternità a fronte di un vuoto legislativo che dovrebbe venire colmato in via interpretativa ».
37) In Guida al dir., 2014, 37, 16 ss., con nota di Tona G.Ogni provvedimento d’urgenza avrebbe pregiudicato la stabilità dei minori e i loro legami con la famiglia.
38) Oltre a Trabucchi A.Procreazione artificiale e il concetto giuridico di maternità e di paternità, cit., 242, si esprimono in tal senso, tra gli altri, Bianca M.Stato delle persone, cit., 969 ss.; Comporti M.Profili costituzionalistici e civilistici. Justitia, 1985; 336 ss. e Calogero M.La procreazione artificiale. Una ricognizione dei problemi, cit., 201.
39) In tal senso, v. Quadri E.Le tecniche di riproduzione tra diritto vigente e possibili opzioni legislative. Famiglia e ordinamento civile. 1999; 259 ss, il quale afferma l’insuperabilità, almeno alla luce del diritto vigente, del principio che individua nella partoriente la madre legale.
40) Tra gli studiosi che attribuiscono prevalente rilievo alla madre genetica-committente, perché ritenuta meglio in grado di assicurare le ragioni del bambino di quanto non lo sia la partoriente, emergono Clarizia R.Procreazione artificiale e tutela del minore. Giuffrè, 1988; 143 ss; Gorassini A.Procreazione artificiale eterologa e rapporti parentali primari, Dir. fam. pers. 1987; 1249 ss., nonché Baldini G.Volontà e procreazione: ricognizione delle principali questioni in tema di surrogazione di maternità. Dir. fam. 1998; 780 ss.
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41) A questo proposito, v., per tutti, Vercellone P.Fecondazione assistita e status familiari, in Fecondazione assistita: una proposta di legge da discutere. Atti del convegno tenuto a Pisa, 30 gennaio-2 febbraio 1997, Cic Ed. internaz., 104 ss.
42) Santosuosso F.La procreazione medicalmente assistita, cit., 139. Al riguardo, v., anche Baldini G.Volontà e procreazione, cit., 764. L’Autore afferma, in particolare, che il superamento dell’interpretazione tradizionale dell’art. 269, comma 3, c.c. dovrebbe essere favorito anche dalla circostanza che allo stato attuale « è sempre più fattibile la crescita artificiale del feto, realizzata, cioè, senza nessun collegamento con un ambiente biologico umano ». « Risulta evidente », dunque, secondo l’Autore, « che si potranno avere nascite senza parto, prive così di quel fatto dal quale si vuole far scaturire l’attribuzione della maternità giuridica ». Con riferimento all’utero artificiale, v. Aarathi T.Storia naturale del concepimento, Bollati Boringhieri, 2014, 222 ss.
43) Corte d’Appello di Trento, sez. I, 23/02/2017, in www.iusexplorer.it.
44) Cass. civ., 11 novembre 2014, n. 24001, in Nuova giur. civ. comm., 2015, I, 235 ss., con nota di Benanti C., La maternità è della donna che ha partorito: contrarietà all’ordine pubblico della surrogazione di maternità e conseguente adottabilità del minore. In senso contrario, v. la sentenza, 10 marzo 2016, n. 13525 (in Riv. dir. intern., 2016, 3, 701 ss.), con la quale la Cassazione penale ha ritenuto che « non sussiste alcuna alterazione dello stato civile del minore in caso di richiesta di trascrizione dell’atto di nascita redatto alla stregua della legge locale e in corrispondenza della situazione assunta come rilevante da quest’ultima, con indicazione quale madre naturale di persona diversa dalla madre surrogata. Conseguentemente, l’ufficiale di stato civile italiano che si limiti a procedere alla trascrizione dell’atto, riguardante un cittadino italiano, formato all’estero non forma alcun atto falso ». Per un’accurata ricostruzione giurisprudenziale, si rinvia a Ciarlariello G, Campolongo A, Di Sanzo M, La Russa R, Santurro A, Lo Voi V, Frati P.La maternità surrogata: evoluzione giurisprudenziale italiana ed europea. Dir. fam e pers. 2016; 1117 ss.
45) Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con le sentenza del 24 giugno 2014 (caso Menesson contro Francia); 26 giugno 2014 (caso Labassee contro Francia); 27 gennaio 2015 (caso Paradiso, Campanelli contro Italia) ha sostenuto che sussiste una violazione dell’art. 8 Cedu, sotto il profilo del diritto al rispetto della vita privata, da parte di uno Stato che rifiuti di riconoscere nel proprio diritto interno un rapporto di filiazione legittima tra figlio e genitore biologico, allorquando tale figlio sia nato in seguito al ricorso ad una “maternità surrogata” legalmente prevista in uno Stato estero.In senso contrario, v. Grande Chambre, 25 gennaio 2017 (sempre sul caso Paradiso, Campanelli contro Italia) « La decisione delle autorità italiane di disporre l’allontanamento di un minore da una coppia di coniugi, cittadini italiani, che ha fatto ricorso alla maternità surrogata all’estero, è conforme alla Convenzione europea. La misura è un’ingerenza nel diritto alla vita privata ma conforme alle regole convenzionali in quanto prevista dalla legge, proporzionale e necessaria in una società democratica. La valutazione delle conseguenze sul bambino sono un elemento determinante per ritenere la misura proporzionale e idonea a conseguire un giusto equilibrio tra i diversi interessi in gioco ».
46) V., anche, fra le altre: Corte d’Appello di Bari, 13 febbraio 2009 (in Giur. merito, 2010, 2, 358 ss.); Tribunale di Napoli, 1º luglio 2011 (in Giur. merito, 2011, 2695 ss.). In senso difforme, invece, v. Tribunale di Forlì, 25 ottobre 2011 (in Dir. fam. pers., 2013, 2, 532 ss.).
47) V., a tal proposito, Casella C.Responsabilità civile e tecniche di procreazione medicalmente assistita. Questioni di inizio vita. Italia e Spagna: esperienze in dialogo, cit., 223 ss.
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